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OBIETTIVI
GENERALI DEL PROGETTO
Attraverso
il progetto MARE MAGNUM la Provincia di Caserta mira ad attivare il
Primo Patto Formativo Provinciale tra E.E.L.L., PMI, Unione
Industriali, Camera di Commercio, O.O.S.S. ed Enti di Formazione
Accreditati.
Il
titolo stesso dell’intervento qui proposto pone l’accento
sull’enorme vastità dell’ambito di intervento e, allo stesso
tempo, dell’ambizioso proposito di elaborare al suo interno delle
strategie atte a favorire, attraverso il mantenimento e la crescita
dell’occupazione, l’aumento della competitività dei sistemi
produttivi mediante l’investimento nelle Risorse Umane.
Fulcro
dell’intervento sarà il personale degli E.E.L.L. presenti sul
territorio di Terra di Lavoro, e in particolare della Provincia, il
quale sarà coinvolto in un processo teso a sviluppare un sistema
dove, attraverso sperimentazioni di modelli innovativi di formazione
continua atti soprattutto alle esigenze delle PMI, si potenzi, in
relazione ai fabbisogni di competenze emerse in una prima fase,
l’offerta di formazione continua su tutto il territorio oggetto
del presente progetto.
Le
Pubbliche Amministrazioni, infatti, stanno vivendo un profondo
processo di trasformazione su cui incidono fattori istituzionali,
funzionali, organizzativi e di tipo professionale. Allo stesso tempo
sono investite da una crescente richiesta di servizi, a cui occorre
rispondere con standard qualitativi sempre più alti e che si
traduce, necessariamente, in un bisogno di acquisire nuove
competenze, che in passato non erano neanche prevedibili. Questi
processi di trasformazione portano inevitabilmente alla esigenza di
far proprie nuove professionalità. Circostanza che solo in piccola
parte può essere risolta ricorrendo al mercato del lavoro ma che ha
una forte ricaduta sul versante della riqualificazione e della
formazione del personale dipendente.
Il
tema della carenza di nuove professionalità nella P.A. è stato in
passato richiamato all’attenzione della pubblica opinione in
diverse occasioni e con accenti diversi, mai, però, con il conforto
di dati attendibili sull’entità e la natura del fenomeno.
Un
quadro più preciso sui nuovi fabbisogni del pubblico impiego lo
fornisce la recente ricerca sui nuovi profili professionali, svolta
per il Dipartimento della Funzione Pubblica dall’Istituto G.
Tagliacarne. Essa prende le mosse da un primo sondaggio effettuato
nel 2000 in occasione del 3° Rapporto sulla Formazione nella
Pubblica Amministrazione, ed è la prima analisi di una certa
completezza di cui è dato disporre sui fabbisogni emergenti nelle
PP.AA.. La rilevazione ha coinvolto le Amministrazioni centrali, le
Autonomie locali (Regioni, Province e Comuni secondo un campione
definito) e, per una prima verifica sugli Enti pubblici non
economici, INPS e INAIL.
Le
innovazioni di carattere istituzionale appaiono il primo fattore di
contesto in ordine di importanza, in quanto esse investono in
maniera diretta le amministrazioni e il loro modus
operandi, a cominciare dai cambiamenti imposti dalle realtà
sopranazionali ai quali il nostro Paese attivamente partecipa.
Al
tempo stesso è apparsa necessaria una coerente riorganizzazione
degli organi del governo, per ora solo delineata nel Decreto
legislativo del 30 luglio 1999, n. 300, che prefigura una
semplificazione dell’Amministrazione centrale in dodici Ministeri
con compiti di indirizzo e di coordinamento, affiancati da agenzie
cui vengono demandati gli aspetti operativi. Questo cambiamento va
molto al di là della parvenza nominalistica, se viene colto come
occasione per snellire, riqualificare e automatizzare (nei limiti
del consentito) tutto l’apparato amministrativo, in un contesto di
semplificazione delle procedure. Al tempo stesso sono previsti
processi di decentramento intesi ad avvicinare i cittadini alle sedi
in cui si prendono le decisioni che li riguardano, consentendo loro
di partecipare in modo più diretto alla vita della comunità
politica cui appartengono.
Tra i cambiamenti istituzionali con i
quali in questi anni ci si confronta, va ricordato inoltre il
processo di liberalizzazione e di privatizzazione, largamente
attuato anche nel nostro Paese. La normativa comunitaria ha dato un
forte impulso in tale direzione, e in Italia esso ha assunto un
rilievo del tutto particolare, visto che il nostro Paese era
caratterizzato da una diffusa presenza dell’operatore pubblico,
nei più diversi settori, dalle imprese alle banche, dalla scuola
alla sanità,dai servizi
sociali a quelli culturali. Oggi ci troviamo in una fase avanzata
del processo di privatizzazione, anche nei confronti degli altri
paesi dell'Europa comunitaria. Essa ha impegnato (e tuttora impegna)
attivamente le Amministrazioni, centrali e locali, non solo nel
passaggio dall’operatore pubblico a quelli privati, ma anche
nell'assicurarne le necessarie procedure di accreditamento.
Le
amministrazioni devono far fronte ai nuovi problemi con strumenti
adeguati: esse si trovano a dare continuità ad attività
tradizionali, ma al tempo stesso debbono provvedere alle nuove
funzioni che vengono loro richieste, a livello centrale (ad esempio
per rendere operative le necessarie connessioni internazionali), e a
livello decentrato, regionale e locale.
Ciò
avviene in diversi campi, anche in quelli che un tempo non si
pensava dovessero coinvolgere l’intervento pubblico, e che ora ne
sono fortemente coinvolti per una nuova sensibilità. Come i
cambiamenti nelle istituzioni, anche quelli delle funzioni impongono
all’Amministrazione di dotarsi di nuove e sempre aggiornate
competenze professionali, nelle diverse discipline, per far
fronte ai problemi più diversi.
Attualmente
alle amministrazioni viene richiesto di predisporre progetti, di
valutare l’impatto ambientale dei singoli interventi (piccoli e
grandi), di provvedere o di sovrintendere alla gestione di tali
interventi (anche per rispondere in modo adeguato alle richieste
dell’Unione Europea, con le modalità operative e con le regole
amministrative da essa previste) e, in generale, ad esercitare il
controllo di gestione, secondo modalità concordate, in vista di
accrescere l’efficienza del sistema.
La
Provincia di Caserta, quindi, si trova dunque a dover soddisfare
esigenze diverse, a svolgere un efficace servizio, a gestirlo al
meglio, mantenendo la gestione entro i vincoli amministrativi
imposti ai vari livelli, rispettando i criteri finanziari dati dai
patti di stabilità e di sviluppo. E’ evidente quanto tutto ciò
richieda un’informatizzazione spinta. I tempi lo impongono, la
necessità di avvalersi delle migliori opportunità lo consiglia, la
funzionalità lo impone. L’informatizzazione diffusa porta poi con
sé evidenti guadagni in termini di trasparenza, di tempestività e
di efficacia nella gestione del complesso dell'attività
amministrativa.
L’informatizzazione
consente di rendere nuovo anche quanto vi è di più tradizionale, a
partire dalle registrazioni anagrafiche per procedere con le
comunicazioni per posta elettronica e con i rendiconti stilati con
le modalità concordate a livello comunitario.
Né
si può dire sia nuova la funzione del gestire le risorse umane, di
per sé antica: sono invece nuovi i modi di rapportarsi con gli
operatori (superando la visione
gerarchica, in favore di un ordinamento funzionale), ed è nuova la
maniera di affrontare i problemi di coordinamento tra operatori. Al
tempo stesso si rafforza la consapevolezza che il rapporto con il
personale vada affrontato nella duplice visione: conseguire
l’efficacia del servizio reso, e al tempo stesso assicurare la
crescita personale e professionale di chi concorre a prestarlo.
a
chi è principalmente rivolto il progetto
Le
azioni previste dal presente progetto saranno rivolte a rafforzare
le competenze in materia di formazione continua di:
1)
Amministratori della Provincia di Caserta e dei 104 Comuni
del suo territorio;
2)
Presidenti e amministratori delle Comunità Montane,
3)
Segretari Provinciali delle Organizzazioni Sindacali e quadri
sindacali;
4)
RSU;
5)
Presidente dell’Unione Industriali di Caserta, o un suo
delegato;
6)
Presidente della CCIAA di Caserta, o un suo delegato;
7)
Presidente Provinciale della Confartigianato, o un suo
delegato;
8)
Presidente dell’API e dell’Associazione Donne Dirigenti
d’Azienda o un loro delegato;
9)
Dirigenti e funzionari degli EELL;
10)
Direttori degli Enti di Formazione Professionale accreditati.
Le
forme di integrazione tra i diversi strumenti finanziari disponibili
e il concorso delle amministrazioni pubbliche ai diversi livelli
sono il presupposto per favorire la condivisione degli obiettivi
ritenuti prioritari e la loro applicazione nell’ambito dei
programmi formativi che le singole amministrazioni autonomamente
svolgono.
Le
iniziative di innovazione rilevano in particolare quelle di
assistenza ai processi di riorganizzazione e di pianificazione
strategica. Questi presuppongono una serie di nuove professionalità,
quali, ad esempio, analisti
di organizzazione, e interventi che aiutino le amministrazioni ad
acquisire padronanza dei nuovi strumenti di programmazione
negoziata, nella consapevolezza che l’innovazione gestionale è
connessa strettamente ai processi di pianificazione che rendano
chiari gli obiettivi strategici dell’azione. Analogamente occorre
formare responsabili di uffici per la gestione unitaria dei
documenti, cui è richiesta una professionalità multidisciplinare,
versata specialmente in archivistica e in informatica. Sulla
diffusione di questi uffici si basa la circolazione delle
informazioni e il passaggio a moduli organizzativi moderni e
integrati anche a rete. Alla dirigenza e ai funzionari, inoltre, è
richiesto di acquisire padronanza nell’utilizzo dei nuovi
strumenti gestionali, a partire da quelli che riguardano il rapporto
di lavoro secondo schemi mutuati dal settore privato. Il miglioramento della
produttività è legato anche all’utilizzo dei risparmi di
gestione e quindi anche a relazioni sindacali impostate su metodi
coerenti alle nuove, più estese, prospettive della contrattazione
integrativa. Una formazione specifica sul ruolo della contrattazione
può consentire di migliorare il livello qualitativo delle relazioni
e dei contenuti delle intese a livello decentrato. I modelli
formativi in atto saranno monitorati e quindi estesi all’intero
territorio. Specifici interventi sulle opportunità offerte dai
nuovi strumenti di controllo e di valutazione, inoltre, potranno
consentire di formare una classe dirigenziale in possesso di
professionalità spesso ancora carenti. Particolare
attenzione ad esempio andrà dedicata a rendere effettive,
attraverso una corretta applicazione delle nuove regole di
contabilità e di predisposizione del bilancio statale, le fasi di
programmazione e di enunciazione previsionale degli obiettivi da
perseguire. I corsi svolti saranno considerati come prototipi da
replicare e da mettere a disposizione di tutte le amministrazioni
locali, prevedendo anche forme di assistenza tecnica e di
accompagnamento.
soggetti
sui cui sarà realizzata la sperimentazione formativa
I
target su cui sarà realizzata la sperimentazione formativa saranno:
1.
i Dirigenti e i funzionari degli EELL della provincia di Caserta;
2.
i Dirigenti e i quadri delle PMI;
3.
i quadri sindacali.
L’impegno
sul versante dello sviluppo locale costituisce un punto di
riferimento essenziale per l’attuazione degli aspetti qualificanti
delle riforme in atto, permettendo di dare effettiva operatività a
nuovi strumenti di semplificazione e di accelerazione dei servizi
(quale lo sportello unico per le imprese) che richiedono, per essere
attuati compiutamente, un disegno di rinnovamento complessivo
dell’amministrazione, comprendente
risorse umane e assetti organizzativi e relazionali.
La
valenza strategica delle iniziative per lo sviluppo rende
indispensabile che le amministrazioni pubbliche, a partire dagli
enti locali, siano in grado di svolgere il nuovo ruolo con assoluta
incisività. Ciò richiede, tra l’altro, nuove professionalità e
l’adozione di modelli organizzativi aperti al raccordo operativo
con altri soggetti pubblici e privati dislocati sul territorio
(agenti di sviluppo, esperti di bilancio ambientale del territorio,
esperti in sistemi informativi territoriali, ecc…).
Per
questo è necessario che una particolare attenzione sia dedicata,
nell’ambito dei progetti
di sviluppo, agli interventi diretti alle amministrazioni che
dovranno coordinare o gestire i progetti stessi.
Partnership
da attivare per la realizzazione dell’intervento
Si
prevede di coinvolgere nella realizzazione del progetto e nella
sottoscrizione del Primo Patto Formativo Provinciale i seguenti
attori:
1)
Amministratori della Provincia di Caserta e dei 104 Comuni
del suo territorio;
2)
Presidenti e amministratori delle Comunità Montane,
3)
Segretari Provinciali delle Organizzazioni Sindacali e quadri
sindacali;
4)
RSU;
5)
Presidente dell’Unione Industriali di Caserta, o un suo
delegato;
6)
Presidente della CCIAA di Caserta, o un suo delegato;
7)
Presidente Provinciale della Confartigianato, o un suo
delegato;
8)
Presidente dell’API e dell’Associazione Donne Dirigenti
d’Azienda o un loro delegato;
9)
Dirigenti e funzionari degli EELL;
10)
Direttori degli Enti di Formazione Professionale
accreditati.
Lo
scopo è di coinvolgere tutti gli attori dello sviluppo
socio-economico territoriale nel progetto affinché si impegnino
insieme a concertare gli interventi formativi più appropriati da
destinare ai lavoratori attuali e futuri.
I
dati più recenti, infatti, confermano un aumento delle risorse
investite e notevoli sviluppi del processo d'integrazione tra
amministrazioni, specie laddove l’autonomia finanziaria degli enti
induce a scambi di conoscenze ed esperienze. Il fenomeno, che appare
in crescita nel settore degli enti locali, apre interessanti
prospettive per coniugare autonomia e collaborazione, senza imporre
modelli ma definendo chiari e condivisi punti di riferimento.
Tuttavia
il dato che emerge con maggior evidenza è quello della vistosa
crescita degli interventi strategici e cosiddetti “trasversali”,
finalizzati soprattutto al sostegno dell’innovazione
amministrativa e allo sviluppo locale, cioè agli obiettivi
principali che il presente PSF intende perseguire.
I
dati provinciali sulla partecipazione alle attività formative nei
diversi comparti, distinti per sesso, non mostrano squilibri
sostanziali. Tuttavia, particolare attenzione andrà rivolta
all’eliminazione di ostacoli all'effettiva partecipazione delle
donne, specie per corsi di lunga durata. In questo senso il PSF
promuoverà ogni azione diretta ad assicurare pari opportunità nei
percorsi di miglioramento professionale.
descrizione
sintetica del progetto
Come
emerge dal rapporto nazionale
1999
sulla formazione, non mancano segnali di aumento degli
investimenti per formazione. Ciò però in un contesto che si
presenta molto differenziato da comparto a comparto e all’interno
di ciascuno di essi.
I
dati più recenti danno conto di un forte dinamismo che però
presenta ancora discontinuità. Accanto a realtà dove la formazione
è progettata effettivamente “a misura” di un processo globale
di innovazione (organizzazione per
programmi, controlli di gestione, nuclei di valutazione,
lavoro per progetti, sistemi informativi, ecc…) sussistono
situazioni in cui la formazione dedicata ad interventi innovativi è
soltanto episodica o addirittura assente.
Non
mancano diversità qualitative e quantitative dei programmi e
persiste, inoltre, la logica dell’iniziativa singola, che non solo
indebolisce la capacità di presentarsi sul mercato, ma provoca
sprechi di risorse e diseconomie di scala, non calcolabili ma
certamente rilevanti.
Scopo
del progetto MARE MAGNUM, pertanto, è di promuovere ed attivare il
Primo Patto Formativo Provinciale
di Terra di Lavoro che si configuri come modello da proporre a
livello nazionale.
Per
conseguire tale ambizioso proposito saranno realizzate le seguenti
attività:
1.
lancio del progetto ed attivazione del partneriato teso alla
definizione del Primo Patto Formativo Provinciale;
2.
La rilevazione, l’analisi e l’autoanalisi dei fabbisogni
formativi degli EELL e delle aziende del territorio;
3.
Quattro seminari di orientamento;
4.
definizione di modelli e strumenti formativi, attuati mediante
simulazione in aula;
5.
messa in rete degli Uffici Formazione dei diversi enti coinvolti nel
presente intervento al fine, proprio, di favorire lo sviluppo del
Primo Patto Formativo Provinciale;
6.
formazione dei formatori, cui seguiranno tre corsi formazione
diretti ai diversi target;
7.
convegno di lancio e quello di chiusura del progetto;
8.
Il controllo di qualità e la valutazione;
9.
la costruzione del modello formativo di rete, la creazione e
l’aggiornamento del sito web;
10.
Sottoscrizione del Primo Patto Provinciale Formativo e la
pubblicazione del manuale di buona prassi.
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